Mostre

Vernissage, venerdì 20 ottobre al 4 dicembre 2023, dalle ore 18,00 in poi
Tutti i giorni da giovedì a domenica ore 18.30 / 23.00
Su appuntamento: 06 6879419 / 333 8568464

Finissage lunedì 4 dicembre dalle ore 18 in poi

TAKEAWAYGALLERY 

presenta

Domenico Ventura
CRONACA VERA

a cura di LORENZO CANOVA

Domenico Ventura è un pittore sfuggente e affascinante, un artista capace di essere allo stesso tempo locale e internazionale, visionario e realista, un autore di narrazioni che danno vita all’universo parallelo di un lungo racconto per immagini.
La pittura di Ventura è infatti sostenuta da una qualità tecnica che gli permette di forzare con sapienza le espressioni e i corpi, di restare in bilico tra la forma e il deforme, di costruire situazioni ambigue calate nell’apparente banalità della vita quotidiana.
Ventura, del resto, è un pittore difficilmente collocabile e la sua opera è frutto di una sintesi in cui si avvertono rimandi diversi, ma rielaborati in una visione del tutto originale: i suoi quadri potrebbero essere quelli di un giovane pittore americano che riprende gli influssi della grande scuola regionalista statunitense o di un pittore nordico tardomedievale che alterna le immagini grottesche dell’inferno a quelle dell’umanità dei suoi giorni, oppure quelli di un grande artista satirico che, grazie alla forza dell’ironia, riesce a rappresentare i meccanismi indicibili della società del suo tempo.
In questo senso, il particolare “espressionismo” di Ventura sembra virare verso una speciale nuova oggettività, in cui la mediocrità delle nostre abitudini si fonde a iconografie che rivelano situazioni paradossali e desideri inconfessabili.
Ventura appare pertanto un creatore che miscela con cura surrealismo, espressionismo e realismo magico, evocazioni mediatiche quasi pop, la pornografia e la storia dell’arte per distillare qualcosa di ricco e strano.
In questa misteriosa mescolanza, i fatti, i momenti e i personaggi di una certa vita (non solo) di provincia sono quindi assediati dalle presenze sotterranee che emergono per mettere in crisi le dinamiche spietate dei nostri codici sociali.
Tutto si palesa allora tra le tessiture del sogno e lo spazio della realtà, in opere dove l’eros, con raffinata sfrontatezza, smuove i blocchi culturali e le usanze, motore delle cose di un mondo dominato da quelle convenzioni che vengono sfidate dallo sguardo corrosivo del pittore.
Gli stereotipi e le regole sociali non scompaiono, ma sono travolti da un immaginario che si concretizza nella “bizzarria” di un’arte che mette tutto in discussione grazie alla potenza archetipa del linguaggio satirico, lo stesso che pervadeva certe scene e figurazioni del mondo classico, i margini dei codici miniati medievali, alcune decorazioni e incisioni rinascimentali, fino alle caricature di Daumier e alle allucinazioni di Ensor.
In questo modo, Ventura agisce come il dissacratore che mette alla berlina le ipocrisie del clericalismo e delle finte devozioni, ma anche come l’artefice di un personalissimo “sacro selvaggio” dove rinascono le metamorfosi e le contaminazioni degli antichi miti, dove rifiorisce il paganesimo che ricompare nelle sue figure ermafrodite, negli amori bizzarri e mostruosi e nel voyeurismo che ci fa spiare accoppiamenti, eccitazioni e autoerotismi declinati spesso verso l’assurdo e il grottesco.
Ventura fa emergere così le forme di una cosmogonia parallela, gli archetipi di divinità ormai corrotte e abbrutite da un mondo che le ha dimenticate senza poterle eliminare, antichi dei che ridono dei tempi che viviamo e che ci accompagnano anche nei momenti più inconfessabili.
Dunque, in questi quadri dove ogni cosa è allo stesso tempo plausibile e insensata, tutto è squassato dall’energia che sconvolge un mondo insieme banale e allucinato, dove gli oggetti e riti della quotidianità vengono accostati a elementi stridenti, in una costruzione sapiente che gioca con le contraddizioni visive e concettuali.
In questo percorso, purtroppo interrotto troppo presto, Ventura ha viaggiato così sulle onde della sua visionarietà, nei meandri dei suoi incubi comici in cui ritroviamo figure sconosciute e al contempo familiari, attraverso le testimonianze della sua cronaca vera che svela le storie celate dalle pareti e dalle ombre che offuscano la nostra percezione della realtà.
Lorenzo Canova

 

Continua la collaborazione della Takeawaygallery con il teatro Arciliuto, il teatro della Musica e della Poesia, situato nel cuore della Roma antica, all’interno del nobile Palazzo Chiovenda, affacciato sulla piccola piazzetta di Montevecchio, tra via dei Coronari e il Chiostro del Bramante, un luogo unico nel suo genere. Dal 1967, Arciliuto è uno spazio magico per gli artisti, per la musica dal vivo, per pièce teatrali particolari e, da qualche tempo, anche per eventi e mostre d’arte.
Al piano di ingresso il salottino musicale, al piano inferiore la sala teatro e altre sale accoglienti per degustazioni, aperitivi e cene.
La nuova mostra organizzata da Takeawaygallery, che inaugura il 20 ottobre alle 18 all’Arciliuto, è dedicata a Domenico Ventura (Altamura, 1942-2021), pittore di cui ripresenta una preziosa retrospettiva dopo la personale del 2014 presso lo studio romano di Claudio Abate, il grande fotografo che è stato amico di Ventura per quasi quarant’anni. 
La mostra di Ventura, Cronaca vera, curata da Lorenzo Canova e fortemente voluta dalla famiglia dell’artista, raccoglie così una serie di lavori inediti dopo l’ultima mostra del pittore “Le Malelingue” alla Galleria Casa Vuota a Roma nel 2019.
Come scrive Lorenzo Canova nella sua presentazione, Domenico Ventura è un pittore sfuggente e affascinante, un artista capace di essere allo stesso tempo locale e internazionale, visionario e realista, un autore di narrazioni che danno vita all’universo parallelo di un lungo racconto per immagini. Ventura appare come un creatore che miscela con cura surrealismo, espressionismo e realismo magico, evocazioni mediatiche quasi pop, la pornografia e la storia dell’arte per distillare qualcosa di ricco e strano.