venerdì, 30 novembre 2018, dalle ore 20.30

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Ajio ojio e petrolio

L'Italia dal '68 al '75 vista attraverso gli  occhi di un oste

 

con

Aldo Milea - Voce e narrazione
Silvia Panetti - Violoncello
Marco Marsili - Chitarra e voce

 

ore 20,30 Aperitivo Cena facoltativo
(Drink Euro 10,00), Si consiglia la prenotazione

ore 21,30 Concerto nella salotto musicale
Ingresso Intero Euro 15,00 - Ridotto Euro 12,00 (il ridotto è riservato alle persone iscritte alla NewsLetter del teatro)

Si ricorda che il numero dei posti è limitato ed è consigliabile la prenotazione; mail  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. / sms & calls mobile +39 3338568464 / teatro tel. 06 6879419 (ore 18-22)

Lo spettacolo rievoca il clima e ripercorre le vicende di quel denso e ancora oscuro periodo della storia d’Italia che va dalla Battaglia di Valle Giulia all’omicidio di Pier Paolo Pasolini. Sono due gli strumenti utilizzati in questa ricerca e nella rappresentazione: le canzoni di lotta di quegli anni e i racconti di Peppe l’Oste, l’oste dei lotti di Primavalle, quartiere della periferia nord di Roma, che aveva l’osteria al seminterrato delle case popolari, proprio di fronte la sezione del P.C.I. di via Federico Borromeo. Peppe era comunista, dico era perché, purtroppo, qualche anno fa ci ha lasciati e proprio da qui è nata la voglia di fare questo spettacolo e di dedicarglielo. Ciao Pe’.

Le canzoni di Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, Cat Steven, vivono e tramandano gli stessi episodi e i fatti storici, raccontati da Peppe, ed è questo il criterio con cui sono state selezionate, ma li mostrano con tutta la forza evocativa propria della musica eseguita dal vivo. Così la morte di Pinelli, il corteo sindacale del ‘72 a Reggio Calabria, La Battaglia di Valle Giulia echeggiano non come racconti ma come emozioni e sensazioni fisiche, quelle che si sentivano e respiravano al tempo. Sul palco chitarra, tastiere, mandolino e violoncello.

Peppe era un comunista, uno come ce n’era tanti, iscritto dalla prima ora, convinto, sicuro, fedele alla linea. Per il Partito aveva preso le botte e le aveva date, senza riceverne nulla in cambio, nemmeno un grazie. Certo i compagni frequentavano la sua osteria, la moglie cucinava, ma con quattro soldi si mangiava primo, secondo, contorno e vino. Peppe era romano, di quell’antica stirpe che amava parlare e colorire i racconti con un misto di saggezza popolare e di certezze che il Partito gl’infondeva. All’osteria era uno strano alternarsi di lunghi silenzi, coi tavoli mezzi pieni di vecchietti che bevevano zitti e lenti, e di racconti, a volte affabulanti e suadenti come le fiabe della buona notte, altre aspri e urlati come i comizi.

Silenzi densi di fumo di sigarette e di meditazioni, per me, che ero ancora ragazzino ma già bevitore e militante e racconti che mi affascinavano a volte più per il modo in cui venivano narrati che per cosa dicevano. Racconti di viaggi, Peppe aveva fatto il camionista, d’incontri, personaggi, di donne e di politica soprattutto e naturalmente. Io ascoltavo a bocca aperta, dal basso all’alto, perché io stavo seduto e Peppe in piedi, appoggiato al tavolo o in giro per l’osteria a portare qualche piatto o qualche mezzo litro. Continuava a parlare Peppe, se aveva iniziato un discorso, fino a completarlo in tutte le sue sfaccettature e interpretazioni, ripetendo più volte i punti salienti e intercalando proverbi, battute, slogan e modi di dire.

L’osteria era piccola: un rettangolo di cinque metri per otto, con un’anticamera dove si appendevano i cappotti e si spillava e vendeva il vino sfuso e, alle sue spalle, la cucina, regno incontrastato della moglie di Peppe, che usciva raramente e solo per prendere gli ordini dei pochi che mangiavano; non dei compagni, però, perché ai compagni ci pensava solo e sempre Peppe. Beh la finisco qui, sennò m’immalinconisco. Invece lo spettacolo non è malinconico o almeno non solo: si canta, si ride, si piange forse, si prova amarezza, ci si arrabbia ma sempre lucidi e ironici, rigorosamente di parte e col sostegno e la forza della musica.