 |
|
|
La
Storia

Il
Teatro Arciliuto è situato allinterno di Palazzo
Chiovenda, antica dimora cinquecentesca in Piazza di Montevecchio.
Realizzato nei primi anni del XVI secolo accorpando strutture
abitative preesistenti su progetto dellarchitetto Baldassarre
Peruzzi, discepolo di Raffaello, ledificio poggia sopra
le antiche strutture di una villa romana del II secolo, i cui
resti sono ancora visibili nei sotterranei del palazzo. Nel
fervore della Roma rinascimentale, che proprio allora risorgeva
a nuovi fasti dopo secoli di decadenza, non era insolito da
parte degli architetti utilizzare come fondamenta per i nuovi
palazzi in costruzione le rovine dellantica Roma imperiale,
spogliandole dei marmi a beneficio delle famiglie nobili del
tempo. Il Peruzzi non faceva eccezione, lo testimoniano le delicate
colonne in marmo pregiato che sorreggono i soffitti a vele incrociate
del Salotto Musicale: preziosi reperti di epoca romana sormontati
da capitelli in travertino di foggia cinquecentesca.
Leggenda vuole che il palazzo fosse la residenza romana dei
signori di Montevecchio, originari di Urbino, e quindi la prima
dimora di Raffaello nella città dei papi quando lartista
urbinate, ancora giovanissimo ma già celebre, lasciò
la città natale per mettere la sua arte al servizio di
Papa Giulio II. Tesi suggestiva che sembrerebbe confermata da
un particolare: i locali situati a pianoterra di Palazzo Chiovenda,
affacciati sulla piazza di Montevecchio e illuminati internamente
da una chiostrina, presentano effettivamente un piccolo affresco
a lunetta raffigurante una Madonna con Bambino che certamente
è di scuola raffaelliana. Quegli stessi locali, oggi
il Salotto Musicale del Teatro Arciliuto, sono da sempre noti
nel quartiere come studiolo dartista. Non
cè da stupirsi se qualcuno si spinge persino a
dire studiolo di Raffaello.
Questa la leggenda. La verità storica, tuttavia, è
altra cosa.
Certo è che Raffaello, tra il 1516 e il 1517, lavorò
alle decorazioni della vicina chiesa di Santa Maria della Pace,
opera cui partecipò anche il Peruzzi. Ma a quel tempo
lartista non poteva essere ospite dei suoi aristocratici
concittadini. Questo perché Piazza di Montevecchio non
deve affatto il suo nome al casato dei Conti di Montevecchio,
i quali con ogni probabilità non vi hanno mai messo piede.
Il monte di cui si parla è in realtà
il Monte di Pietà, istituito da Papa Sisto V nel rione
Ponte e in seguito trasferito altrove. Quando, nel 1752, per
volere di Clemente VIII la pia istituzione venne spostata nei
pressi del ponte gianicolense, la piazzetta che delimitava il
luogo dove sorgeva lantico Monte divenne per tutti piazza
del Monte vecchio, da cui Montevecchio.
Sebbene non sia mai stato abitato dai Conti di Montevecchio
e difficilmente abbia ospitato lo studiolo di Raffaello, il
palazzo disegnato dal Peruzzi ha conosciuto nel corso dei secoli
numerosi proprietari ed è passato di mano in mano, in
una successione di epoche e mode diverse e di diversi signori
che di volta in volta hanno vissuto allinterno delle sue
mura. Lultima casata, i Chiovenda, alienò il palazzo
nella prima metà del 900. Da allora la proprietà
fu frazionata, i locali interni destinati alle utilizzazioni
più disparate. Le delicate colonne romane e laffresco
della Madonna con Bambino furono muti testimoni prima di una
gelateria, poi di un laboratorio di falegnameria. Tutto questo
fino al 1966.
Nellottobre del 1966, un poeta e moderno cantastorie di
origine napoletana sta cercando un luogo a Roma dove coltivare
serenamente la sua arte e mettere finalmente radici, dopo tanto
viaggiare in giro per il mondo.
Ecco come Enzo Samaritani racconta nelle sue memorie il suo
arrivo a Piazza di Montevecchio:
Traversammo
Piazza Navona assolata. (
) Percorremmo Via di Tor Millina,
sostammo qualche minuto in Piazza della Pace per permettere
il passaggio di un carretto pericolosamente stracarico di
anticaglie. Con quel sole, la splendida chiesa di S. Maria
della Pace era quasi abbagliata, dava lassurda sensazione
di stare guardando un fondale di teatro sospeso nellaria.
Imboccammo il contorto Vicolo dellOste. Il sole giocava
con gli angoli dei tetti e proiettava a terra triangoli di
ombre. Passammo di fronte alla Trattoria del Carbonaro e ai
cadenti palazzi anneriti dal tempo. A sinistra, lex-palazzetto
di giustizia di Sisto V. Accanto a questo un altro più
stretto, con tanto di nome di proprietà: Casa
di Pietro Baronchelli. Poi un altro ancora, più
nobile di architettura e di grandezza, che dava il nome anche
al piccolo slargo nel quale arrivammo: Piazzetta di Montevecchio,
pare dal nome di un casato di duchi o conti. Era quello il
posto!
Curioso. Erano passati perlomeno quindici anni dallultima
volta che avevo fatto quel percorso, mi ricordavo lallegro
mercatino della frutta e verdura che si vedeva prima del Vicolo
dellOste. Ero, allora, approdato proprio in quella piazzetta
di Montevecchio e mi ero fermato a guardare quel palazzo,
proprio come stavo facendo ora con Paolo.
La sensazione che fosse destino che io mi trovassi lì
era fortissima. Quel palazzo determina la piazza, con tre
portali alla base che accompagnano il declivio della stradina
che conduce alla Via dei Coronari e scivola dolcemente verso
Tor di Nona dove anticamente, prima della costruzione dei
muraglioni del Lungotevere, cera lapprodo di piccole
barche per la pesca.
Quei tre portali rappresentavano non solo una logica architettonica,
ma soprattutto laspetto organizzativo della vita sociale
di una certa nobiltà del quindicesimo secolo. Il portale
più piccolo, occupato ora da un laboratorio di restauro,
era lingresso privato dei signori: attraverso un corridoio
con volta a botte e vele incrociate, portava sia alla scala
per il piano nobile che allimpluvio centrale del palazzo.
Il portale successivo, più grande, era lingresso
di rappresentanza che si apriva solo per i grandi ricevimenti
e lultimo, ancora più grande, utilizzato ora
come garage per i condòmini, era un tempo la rimessa
delle carrozze e la stalla per i cavalli.
Non che oggi sia cambiato niente: a distanza di cinquecento
anni, le case borghesi contemporanee si costruiscono ancora
con lo stesso criterio. Doppio ingresso, uno padronale e laltro
di servizio, cantina e posto macchina.
Paolo mi guidò nella bottega del restauratore, un lungo
corridoio stracolmo di tavolacce vecchie, cornici appoggiate
alle pareti, modelli per intarsio, scalpelli, pialle e piallette,
martelli e tanta polvere e segatura dappertutto. Lartigiano,
un uomo piccolo e magro dagli occhi vivaci, ci spiegò
che il suo locale era tutto lì, ma che oltre la parete
in fondo cerano altre due stanze molto ampie, occupate
da un falegname.
Andammo a cercare il falegname.
Questa volta entrammo dal portone principale. Nellandrone
sentimmo il ronzio di una sega circolare provenire da una
piccola porta a sinistra. Entrammo. La prima cosa che vidi,
quasi sommerse da scheletri di mobili e tavole piallate, furono
tre colonne romane. Reggevano degli archi e delle volte a
vele incrociate. Si intravedeva, a sinistra, una grande finestra
incorniciata di travertino e protetta da unantica inferriata.
Avanzammo con difficoltà tra un mobile e laltro
per raggiungere laltra stanza, guidati dal rumore della
sega. Una serie di lunette decorava il soffitto a volta unica.
A sinistra, un grande arco sorretto anchesso da colonne
apriva a unampia nicchia, soffocata di tavole grezze
e pezzacci di legno.
Il falegname ci accolse quasi con sollievo. «Sono stanco
di fare questo mestiere» disse, «si guadagna troppo
poco, e la fatica è tanta. E poi», aggiunse,
«sono solo. Non ho nessuno cui lasciare la falegnameria».
«Sarebbe disposto allora ad affittare il locale? »,
chiese Paolo.
Laltro aprì le braccia.
«Beh, se mi date una pensione... »
Uscimmo di nuovo al sole. Io non stavo più nella pelle.
Si poteva fare! Quel palazzo era perfetto. Dopo tanto cercare,
sentivo per la prima volta che potevo creare il mio giardino,
con tanto di fiori-musica e di alberi-poesia. Un giardino
con siepi e prati ben potati, con aiuole di rose, primule,
viole e girasoli. Un giardino pubblico, dove chiunque potesse
andare a respirare una boccata di aria buona (
).
da
Il Pane del Girasole, di Enzo Samaritani.
Il
Teatro Arciliuto viene inaugurato l11 novembre 1967. Da
allora, Enzo Samaritani porta avanti la sua ricerca dedicata
alla bellezza, insieme a unappassionata campagna in difesa
delle lingue e dei dialetti.
|
The
History |
back
to the top |
Unique
in its kind, the Arciliuto theatre, is a place exclusively dedicated
to music and poetry. The life and soul of our work consist into
uphold languages and dialect trying to point out the best music
and poetry that time has not carried away. The theatre is open
every evening from 10 p.m. until 1.30 a.m. Sunday closed.
The theatre is divided in two different spaces. On the main floor
is the "Salotto musicale" for poetry and music. Enzo
Samaritani sings with his guitar accompanied by his musician at
piano, mandolin, and violin, are giving a special show based on
many different kinds of italian culture and expression. Few steps
underground there is a "Villa Romana" from the II century
B.C. Today has been created an Anfitheatre for shows, concerts,
recitals for larger groups and congresses, with dinner or buffet.
Please reserve.
|
L'Istoire
|
back
to the top |
Le Théâtre Arciliuto se trouve dans le Palazzo
Chiovenda, une ancienne demeure du XVIe siècle située
à Piazza di Montevecchio. Réalisé au
tout début du XVIe siècle en unissant des structures
de bâtiments préexistants, sur le projet de larchitecte
Baldassarre Peruzzi, élève de Raphaël,
lédifice repose sur les anciennes structures
dune villa romaine du IIe siècle, dont les restes
sont encore visibles dans les souterrains du Palazzo. Dans
la ferveur de la Rome de la Renaissance, qui renaissait justement
à cette époque à des nouveaux fastes
après des siècles de décadence, il nétait
pas inhabituel de voir les architectes utiliser comme fondations
pour les palazzi en construction les vestiges de lancienne
Rome impériale, en les dépouillant de leurs
marbres au profit des familles nobles de lépoque.
Peruzzi néchappa pas à la règle,
comme le témoignent les délicates colonnes en
marbre précieux qui soutiennent les plafonds à
arcades croisées du Salon Musical : des pièces
uniques de lépoque romaine surmontées
de chapiteaux en travertin à la manière du XVIe
siècle.
La légende veut que le palais fut la résidence
romaine des seigneurs de Montevecchio, originaires de Urbino,
et ensuite la première demeure de Raphaël dans
la ville des papes lorsque lartiste urbinate, encore
tout jeune, mais déjà célèbre,
quitta sa ville natale pour mettre son art au service du Pape
Jules II. Une thèse suggestive qui semblerait confirmée
par un détail : dans les locaux situés au rez-de-chaussée
du Palais Chiovenda, donnant d'un côté sur Piazza
di Montevecchio et de lautre sur un petit cloître,
on peut admirer une petite fresque à lunette représentant
une Madone à lEnfant attribuée à
lécole de Raphaël. Ces mêmes locaux,
qui accueillent aujourdhui le Salon Musical du Théâtre
Arciliuto, sont connus depuis toujours dans le quartier comme
le petit atelier dartiste. Et on ne doit
donc pas sétonner si certains vont même
jusquà lappeler le petit atelier
de Raphaël.
Voici la légende. Mais la vérité historique
est différente.
Ce qui est sûr cest que Raphaël travailla,
entre 1516 et 1517, aux décorations de léglise
voisine de Santa Maria della Pace, un ouvrage auquel participa
également Peruzzi. Mais à cette époque,
lartiste ne pouvait pas être lhôte
de ses concitoyens aristocrates, car la Piazza di Montevecchio
ne doit pas du tout son nom à la famille des Comtes
de Montevecchio qui, selon toute probabilité, ny
ont jamais mis les pieds. Le monte dont on parle
est le Mont-de-Piété, qui fut institué
par le Pape Sixte V dans le quartier Ponte et déplacé
ensuite. Lorsquen 1752, obéissant à la
volonté de Clément VIII, la pieuse institution
fut déplacée près du pont Gianicolense,
la petite place qui délimitait lendroit où
sélevait lancien Mont-de-Piété
devint pour tous la piazza del Monte vecchio,
doù le nom de Montevecchio.
Bien quil nait jamais été habité
par les Comtes de Montevecchio et quil ait difficilement
accueilli latelier de Raphaël, le Palazzo dessiné
par Peruzzi a connu au cours des siècles des nombreux
propriétaires et est passé de main en main,
dans une succession dépoques et de modes différentes
et de différents seigneurs qui y ont résidé.
La dernière famille, les Chiovenda, vendit le palais
dans la première moitié du XXe siècle.
Depuis lors, la propriété est fractionnée
et les locaux ont été destinés aux usages
les plus disparates. Les délicates colonnes romaines
et la fresque de la Madone à lEnfant furent les
témoins muets dabord dun glacier puis dun
atelier de menuiserie. Tout cela jusquen 1966.
En octobre 1966, un poète et ménestrel moderne
dorigine napolitaine est en quête dun endroit,
à Rome, où cultiver sereinement son art et enfin
sinstaller, après avoir tant voyagé de
par le monde.
Voici comment Enzo Samaritani raconte dans ses mémoires
son arrivée à Piazza di Montevecchio :
Nous
avons traversé Piazza Navona inondée de soleil.
(
) Nous avons parcouru Via di Tor Millina et nous nous
sommes arrêtés un instant à Piazza della
Pace pour laisser passer une charrette surchargée de
vieilleries. Avec ce soleil, la splendide église de
Santa Maria della Pace était presque éblouissante
et on avait labsurde sensation dêtre en
train de regarder un fond de scène de théâtre
suspendu dans lair.
Nous nous sommes engagés dans le tortueux Vicolo dellOste.
Le soleil jouait avec les angles des toits et projetait des
triangles dombre sur le sol. Nous sommes passés
devant la Trattoria del Carbonaro et les maisons croulantes
noircies par le temps. A gauche, lancien petit palais
de justice de Sixte V. A côté, une autre demeure
plus étroite, arborant le nom du propriétaire
de lépoque : Casa di Pietro Baronchelli.
Puis une autre encore, plus grande et dune plus noble
architecture, qui donnait aussi son nom à la petite
place sur laquelle nous arrivâmes : la Piazzetta di
Montevecchio, à ce quil semble du nom dune
famille de ducs ou de comtes. Nous étions arrivés
!
Cest curieux. Quinze années au moins sétaient
écoulées depuis la dernière fois que
javais fait ce chemin et je me souvenais du petit marché
de fruits et légumes juste avant Vicolo dellOste.
A lépoque, jétais justement arrivé
sur cette petite place di Montevecchio et je métais
arrêté pour regarder ce Palazzo, exactement comme
jétais en train de le faire à présent
avec Paolo.
La sensation que cétait le destin qui mavait
conduit là était très forte. Ce Palazzo
délimite la place, avec à sa base trois portails
qui accompagnent la pente de la ruelle qui conduit à
Via dei Coronari et qui descend doucement vers Tor di Nona
où, autrefois, avant la construction des murailles
du Lungotevere, abordaient des petits barques de pêche.
Ces trois portails représentaient non seulement une
logique architecturale, mais surtout lorganisation de
la vie sociale dune certaine noblesse du quinzième
siècle. Le plus petit, occupé à présent
par un atelier de restauration, était lentrée
privée des maîtres des lieux : un couloir avec
une voûte en berceau et à arcades croisées
menait à la fois à lescalier conduisant
au premier étage et à limpluvium central
du Palazzo. Le portail suivant, plus grand, était lentrée
de représentation qui nétait ouverte que
pour les grandes réceptions, et le dernier, encore
plus grand, utilisé à présent par les
copropriétaires comme un garage, était autrefois
la remise pour les voitures et lécurie.
Les choses ne sont pas différentes de nos jours : cinq
siècles plus tard, les maisons bourgeoises contemporaines
sont encore construites avec le même critère.
Double entrée, une principale et lautre de service,
cave et garage.
Paolo me conduisit dans latelier du restaurateur, un
long couloir rempli de vieilles planches, de cadres appuyés
contre le mur, de modèles de marqueterie, de butoirs,
de rabots et de marteaux, avec de la poussière et de
la sciure partout. Lartisan, un petit homme maigre au
regard vif, nous expliqua que tout son atelier était
là, mais que derrière le mur, au fond, il y
avait deux très grandes pièces, occupées
par un menuisier.
Nous allâmes chercher le menuisier.
Cette fois nous entrâmes par la grande porte cochère.
Sous le porche, nous entendîmes le bruit dune
scie circulaire venir dune petite porte à gauche.
Nous entrâmes. La première chose que je vis,
presque recouvertes de squelettes de meubles et de planches
rabotées, furent trois colonnes romaines. Elles soutenaient
des arcs et des voûtes à arcades croisées.
On entrevoyait, à gauche, une grande fenêtre
encadrée de travertin et protégée par
une ancienne grille.
Nous avançâmes avec difficulté entre un
meuble et lautre pour atteindre lautre pièce,
guidés par le vrombissement de la scie. Une série
de lunettes décorait le plafond à voûte
unique. A gauche, un grand arc soutenu lui aussi par des colonnes
menait à une grande niche, dans laquelle sentassaient
des planches et des morceaux de bois.
Le menuisier nous accueillit presque avec soulagement. «Je
suis las de faire ce métier» nous dit-il, «on
ne gagne pas assez et il y a beaucoup de travail. Et puis»,
ajouta-t-il, «je suis seul. Je nai personne à
qui laisser ma menuiserie».
«Seriez-vous alors disposé à louer les
locaux ? », demanda Paolo.
Lautre écarta les bras.
«Ma foi, si vous me donnez une pension... »
Nous ressortîmes au soleil. Je ne me tenais plus de
joie. Enfin ! Ce Palazzo était parfait. Après
avoir si longtemps cherché, je sentais pour la première
fois que je pouvais créer mon jardin, avec des fleurs-musique
et des arbres-poésie. Un jardin avec des haies et des
pelouses bien taillées, avec des parterres de roses,
de primevères, de violettes et de tournesols. Un jardin
public, dans lequel quiconque aurait pu aller respirer un
peu dair frais (
).
de
Il Pane del Girasole, par Enzo Samaritani.
Le Théâtre Arciliuto fut inauguré le 11
novembre 1967. Depuis lors, Enzo Samaritani poursuit sa recherche
consacrée à la beauté et sa campagne passionnée
en défense des langues et des dialectes.
|
La
Historia
|
back
to the top |
|
El Teatro Arciliuto està situado en Plaza de Montevecchio
5-6.
Se dice que el nombre deriva de la casa del duque de Montevecchio,situada
en dicha plaza.El era un señor de antigua nobleza del
siglo XV,alrededor del 1460,cuyos descendientes son propietarios
hoy del castillo Montevecchio de epoca medieval,situado
en Umbria en Castel Viscardo.Pasado a la historia del s. XX
como Palacio Chiovenda del jurista Giuseppe,1872-1937
profesor de derecho de la Universidad de Roma.
Realizado en la segunda mitad del s. XV,agrupando edificios
preexistentes segun el proyecto del arquitecto Baldasarre Peruzzi,discipulo
de Rafael Sanzio.
El edificio se apoya sobre los restos de una casa romana del
II s.A.C.,cuyos restos son todavia visibles en el interior del
edificio.
En el fervor de la Roma renacentista,que justo entonces resurgia
a nuevos lujos dopo siglos de decadencia ,era generalizado por
parte de los arquitectos utilizar como fundamentos para nuevos
edificios en costrucciòn, las ruinas de la antigua Roma
Imperial.
Peruzzi non era una ecepciòn,lo testimonian las delicadas
colunnas de bellisimo marmol que sostiene el techo del Salòn
musical,citadas en Marmoles de Roma ,con capiteles
en travertino de estilo quattrocentesco.
Se dice que la casa era la residencia romana del Duque de Montevecchio
oriundo de Urbino,y se piensa que fue la primera demora de Rafael
Sanzio,huesped del Duque de Montevecchio en la ciudad de los
Papas, cuando el artista,todavia muy joven pero ya famoso,dejò
su ciudad natal para poner su arte al servicio del Papa Julio
II.Tesis sugestiva que parece confirmada por un detalle: en
el atrio de la casa,comprada sucesivamente por Chiovenda en
el siglo XX,se encuentra un pequeño fresco a lunetta
que representa La Virgen con el Nino seguramente de la Escuela
de Raffael.
Esas habitaciones,hoy salòn musical del Arciliuto han
sido siempre conocidos como el Estudio del artista.Algunos lo
llaman tambien el Estudio de Rafael Sanzio.
Estos son los recuerdos.La verdad historica està màs
o menos documentada.
Es cierto que Rafael Sanzio vino a Roma en el 1498 y que entre
el 1516 y 17 trabajò en los frescos de la Sibilas
en le iglesia cercana a Santa Mara de la Paz,donde trabajaron
tambien Peruzzi y Miguel Angel;el altar mayor es de Pedro de
Cortona.
En aquel tiempo el artista ya tenia casa propia en Corso Vittorio
Emanuele II,hoy Museo Barracco.
La palabra Montevecchio ha creado confusiòn con el Vecchio
Monte de Piedad,situado en el edificio de al lado que tiene
la entrada en via dei Coronari,con una placa commemorativa,istituido
por el Papa Sisto V en el barrio Ponte y despues cambiado de
sitio.
Cuando en el 1752,por deseo de Clemente VIII la dicha instituciòn
fue trasladada cerca del Ponte Sisto V , la plazita donde estaba
antes el Monte de Piedad,se llamò del Monte Vecchio (antiguo),olvidando
la memoria precedente del Duque de Montevecchio.
El palacio,dibujado por Peruzzi ha conocido durante el trascurrir
de los siglos tantos propietarios en una sucesiòn de
epocas y modas diversas.
Los ultimos habitantes ,los Chiovenda familia del famoso jurista
Giuseppe,hipotecaron el edificio en la primera mitad del 900.
Desde entonces la propiedad fue dividida,y las habitaciones
dedicadas a usos muy variados.Las delicadas colunnas romanas
y el fresco de Rafael fueron cubiertos de cal y estuco,testigos
mudos primero de una heladeria,despues de una carpinteria.Todo
esto hasta el 1966 en que fuè restaurado.
En octubre de 1966 un poeta y moderno canta-historias de origen
napoletana,està buscando un lugar en Roma donde cultivar
con serenidad su arte y echar raices finalmente,despues de tanto
viajar.
Asi describe su llegada a la plaza de Montevecchio Enzo Samaritani
en su libro El pan de girasol:
Paolo
Montagni y yo atravesamos la soleada plaza Navona.Recorrimos
via de Tor Millina y nos detuvimos algunos minutos en la Piazza
della Pace para permitir el paso a un carrito peligrosamente
lleno de cosas antiguas.
Con aquel sol,la espendida iglesia de S. Maria della Pace
era casi deslumbrada,daba la extrana sensaciòn de estar
mirando un palco de teatro sospendido en el aire..
Pasamos por el retorcido vicolo dellOste.El sol jugaba
con los angulos de los tejados proyectando en el pavimento
triangulos de sombra.Pasamos enfrente a la trattoria del Carbonaro
y a los edificios estropeados por el pasar del tiempo.
A la izquierda,el ex-palacio de Justicia de Sisto V,junto
a este otro mas estrecho con escrito el nombre del propietario
Casa de Pietro Baronchelli.Despues otro mas noble
como linea y grandeza,que daba el nombre a la plazita donde
llegamos:Plazita de Montevecchio,nombre de una familia noble.Ese
era el sitio!.
Curioso.Habian pasado por lo menos 15 años desde la
ultima vez que habia hecho ese recorrido,me acordaba del alegre
mercadillo de la fruta y verdura que se veia antes del Vicolo
dellOste.Habia llegado entonces en aquella plazita de
Montevecchio y me habia parado a mirar el edificio,lo mismo
que estaba haciendo ahora con Paolo.
Tenia la fuerte sensacion que el destino queria que yo me
encontrara alli.
Aquel edificio determina la plaza,con tres portales de entrada
que acompañan el pequeño desnivel de la callecita
que conduce a via dei Coronari y va suavemente hacia Tor di
Nona,donde antiguamente antes de la costruccion de los margenes
del Lungotevere,atracaban las pequeñas barcas de pesca.
Esos tres portales representaban no solo una logica arquitectonica,sino
sobre todo el aspecto organizativo de la vida social de una
cierta nobleza del s. XV . El portal mas pequeño ocupado
ahora por un taller de restauro era la entrada privada de
los senores:a traves de un corredor se llegaba a la escalera
que llevaba al piso noble y a la zona central del palacio.El
portal sucesivo,mas grande era la entrada importante que se
abria solo para los grandes recibimientos. Y el ultimo,todavia
mas grande,utilizado ahora como garage era donde se guardaban
las carrozas con la cuadra para los caballos.
Al dia de hoy se ha cambiado poco:a distancia de quinientos
años las casas de la borguesìa se costruyen
con el mismo criterio.Doble entrada,una para los dueños
y otra para el personal de servicio,bodega y garage..
Paolo me acompañò al estudio del restaurador,un
largo corredor llenisimo de madera vieja,marcos apoyados a
la pared,modelos para el intarsio, martillos y demàs
instrumentos de trabajo,mucho polvo y serrìn por doquier.El
artesano,hombre bajito y delgado con los ojos vivaces,nos
explicò que su local era todo lo que veiamos,pero que
detràs de la pared del fondo habia otras dos hacitaciones
muy grandes,ocupadas por un carpintero.
Entramos a buscarlo.
Esta vez entramos por la puerta principal.En el zaguàn
oimos el rumor de una sierra circular que provenia de una
pequeña puerta a la izquierda.
Entramos.La primera cosa que vi,casi sumergidas de esqueletos
de muebles y mesas fueron tres colunnas romanas.Regian los
arcos y el techo abovedado.
Se adivinaba a la izquierda una gran ventana emmarcada con
marmol travertino y protegida por una antigua reja.
Caminabamos con dificultad entre un mueble y otro para pasar
a la otra habitacion,guiados por el ruido de la sierra.Una
serie de lunetas decoraba el techo a boveda .
A la izquierda,un grande arco soportado por colunnas daba
a una gran hornacina llena de tablas y pedazos de madera.
El carpintero con acogiò con con cierto placer:Estoy
cansado de hacer este trabajo,dijo,se gana poco,y
con gran esfuerzo.Ademas estoy solo y no tengo a nadie a quien
dejar la carpinteria.Paolo entonces dijo estarìa
dispuesto entonces a alquilar su local?.
El otro abriò la boca.Si me dais una pensiòn...
Salimos de nuevo al sol.Yo no cabia en mi¡Se podia hacer!.Aquel
sitio era perfecto.Despues de tanto buscar,sentia por primera
vez que podia crear mi jardin,con flores-musica y arboles-poesia.Un
jardin con prados bien cuidados,con rosas,primulas,violetas
y girasoles.Un jardin publico donde quien lo quisiera pudiera
ir a respirar un poco de aire limpio...
trascrito
de Il pane del Girasole di Enzo Samaritani.
El
teatro Arciliuto fuè inaugurado el 11 de noviembre de
1967.Desde entonces Enzo Samaritani se dedica a ofrecer belleza
y una apasionada defensa de los varios idiomas y dialectos.
|
Das
Historisc |
back
to the top |
Das Theater L'Arciliuto, einzig in seiner Art, ist ausschließlich
der Poesie und der Musik gewidmet. Die Bewahrung der Sprachen
und Dialekte insbesondere jener Dichter, die die Dichtung seit
Jahrhunderten prägten, und uns bis heute in die Welt der
Dichtung führen, sind fondamental für das Theater L'Arciliuto.
Das Theater ist jeden Abend von 22 bis 1.30 Uhr geöffnet.
Sonntags geschlossen.
Jeden Abend präsentieren Enzo Samaritani und seine Musiker
eine außergewöhnliche Vorstellung, welche der italienischen
Dichtung und Musik gewidmet ist. Diese findet im "Salotto
musicale" statt und wird auch zum Verstehen unserer Gäste
ins Deutsche übersetzt und erklärt. Enzo Samaritani
vertont und singt mit seiner Gitarre italianische Gedichte und
Lieder verschiedener Dialekte und Ausdrucksmöglichkeiten,
begleitet von seinen Musikern mit Pianoforte, Mandoline, Gitarre
und Violine. Das Theater L'Arciliuto ist eines der interessantesten
Gebäude im historischen Zentrum Roms. Die "Villa Romana"
entstand im II. Jahrhundert v. Chr. Wo sich jeztz im unterem Teil
das Amphitheater befindet. Dort finden Konzerte und kulturelle
Veranstaltungen für größere Gruppen sowie Kongresse
u. ä. statt. Diese Vorführungen sind mit einem vollständigen
italienischen Abendessen, bzw. Buffet verbunden. Wir bitten um
Anmeldung.

|
| |
|